NEL 1941 l'imposta sul reddito in Italia era al 3,14% su un reddito di 28mila lire (70mila euro di oggi) per cui a moneta attuale oggi avrebbe pagato circa 2000euro di tasse. Con l'I.G.E. equivalente all'I.V.A. di oggi si applicava un'aliquota unica del 4%, compresa la maggiorazione per sostenere lo sforzo bellico.
Basta questo raffronto per capire la differenza tra il regime del 1941 e quello odierno che governa in Italia. L'IVA oggi oscilla dal 10% al 22% e l'imposta sul reddito, l'IRPEF, è progressiva dal 10% al 55% con una tassazione reale al 72%. Un reddito di 70mila euro, per restare nell'esempio, dopo l'applicazione dell'IRPEF si riduce alla metà e per effetto degli anticipi si può arrivare ad una decurtazione apri al 70%.
Sono questi numeri a far capire la situazione attuale a cui nessuna forza politica oggi in campo intende rimediare o può rimediare.
La causa di questa situazione si trova nel fatto che, a seguito del trattato di pace sottoscritto dall'Italia nel 1943, con la resa senza condizioni agli USA e loro alleati, ci è stato imposto un sistema politico, amministrativo e fiscale tributario conforme al modello statunitense, aggravato dalla corruzione endemica della burocrazia e dal radicamento delle mafie nel corpo della nazione.
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