domenica 3 gennaio 2016

e’ finita la trippa per gatti

Obama : “Grazie, sergio”
20 maggio 1970 –20 Maggio 2010
In sordina passa il quarantennale dello statuto dei lavoratori 
I sindacalisti preferiscono Non far sapere ai lavoratori come e’ buono il formaggio con le pere Non ci sono state commemorazioni ufficiali del quarantennale della promulgazione dello “Statuto dei Lavoratori”. La legge n.300 fu emanata, 40 anni or sono, il 30 maggio del 1970. La sordina messa sull’avvenimento è sospetta. Probabilmente si è preferito “non far sapere al contadino come è buono il formaggio con le pere”.
Il libro di Stefano Liviadotti “L’ALTRA CASTA - Privilegi, Carriere, Misfatti e Fatturati da Multinazionale—L’INCHIESTA SUL SINDACATO “. 2008 –RCS Libri
S.p.A.—Milano, ha rivelato, per i pochi che lo ignoravano e per i tanti che facevano finta di non sapere, che : ...la sola Cgil ha un giro d’affari valutato in un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono 700 mila, sei volte più dei carabinieri.
I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. E costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro l’anno. 
A questo ha contribuito non poco lo “Statuto dei lavoratori”; oltre a tutto il resto, estorsione di posti dirigenziali e direttivi da parte di sindacalisti nelle imprese del parastato, negli enti pubblici e nello Stato ( Ferrovie, INPS, ecc..) ; mancata modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e della produzione industriale; obsolescenza delle relazioni industriali basate sui “rapporti di forza” massa operaia da una parte , investimenti
capitalistici dall’altra; cancellazione del mercato del lavoro sostituito da un sistema ingessato tra i due estremi del collocamento burocratizzato e del “lavoro nero”; cancellazione della meritocrazia con la cooptazione degli ammanicati, la protezione dei fannulloni, l’incentivazione all’opportunismo parassitario; la proliferazione degli incapaci, l’affermazione del cialtronismo logorroico; la chiusura al ricambio generazionale, l’emarginazione dei giovani, la mortificazione della professionalità, il blocco dell’ascesa sociale dei migliori. Una situazione possibile in una situazione di economia
monopolista chiusa ma insostenibile nello attuale scenario di competizione globalizzata delle economie mondiali, avviatasi con la caduta del “muro di Berlino”.
Il “sindacato” conosce questa realtà ma si guarda bene dal prenderne atto. Perché dovrebbe cambiare il ruolo che con lo “Statuto quarantennale” gli ha consentito di essere quello che ci descrive Liviadotti nel libro sopra citato. I “politici” lo sanno ma procedono prudenti. I sindacati manovrano ancora voti, possono dare fastidio sui media. Un ex-sindacalista al Governo, il ministro Sacconi, avverte in politichese i “compari” che dovrà necessariamente apportarsi qualche ridimensionamento di ingerenza della “casta” : …..le tutele avranno una modulazione più moderna...flessibilmente derogabile o integrabile dalla contrazione nei vari contesti e nelle dimensioni in cui si realizza….( Il Sole24Ore del 31 luglio 2010). Tradotto dal politichese significa: nelle situazioni monopolistiche ancora presenti, settore pubblico e pensionati in prevalenza, sarete ancora “padroni” ma nei settori esposti alla concorrenza globalizzata dovete ritirarvi e lasciare campo libero al “capitale”. Meglio uno stipendio basso che nessuno stipendio. Questa è l’alternativa Marchionne. Non ci sono eccezioni. I proletari di tutto il mondo sono “uniti” da questa unica alternativa: stipendio basso o nessuno stipendio. Il livello dello “stipendio basso” è deciso nelle fabbriche desindacalizzate delle auto giapponesi o coreane sparse per il mondo.
Non c’è più trippa per gatti. La crisi del “consumismo” di massa, per saturazione, comporta necessariamente un ridimensionamento del potere di acquisto della massa. Questo è stato drogato dall'indebitamento privato e pubblico ma la “benzina” del debito è agli sgoccioli.Il futuro è la “brasilizzazione” della società europea. La soluzione “federalista” di arroccarsi sul “territorio”, propugnata dalla “Lega padana”, in Italia, è solo un palliativo per rimandare l’impatto con il problema dei problemi: la disoccupazione di massa. A questo punto, lo Stato, se vuole evitare la disgregazione violenta nel caos, dovrà riappropriarsi della sovranità che dal 1970 in poi ha progressivamente delegato a diversi “soggetti organizzati” dell’Ordinamento sociale. Primo fra tutti il “sindacato”.
Prima sarà meglio sarà. L’estensione dello stipendio basso ai lavoratori dei settori “monopolistici” accompagnato dal divieto di sciopero sarà il primo atto di giustizia sociale. Il primo passo per riequilibrare l’eguaglianza nel mondo del lavoro oggi sbilanciata a favore di quanti godono di “posto di lavoro” al riparo dagli effetti della globalizazione. Un sindacato senza diritto di sciopero. E’l’unica soluzione realistica per chiudere l’epoca avviata con la promulgazione

dello “Statuto dei Lavoratori” . Questo serve soltanto a perpetuare l’esistenza dell’ altra casta con costi che la società italiana oggi non può più permettersi.
Lo “Statuto dei lavoratori” fu la prima palestra dei cosiddetti “Pretori d’assalto”, protagonisti di norme contrattuali collettive ed aziendali sganciate da ogni reale considerazione del progresso tecnologico, organizzativo e produttivo. Al lavoratore non si riconosceva l’unico diritto che vale, quello di stabilire il valore della propria prestazione in una libera contrattazione con l’utilizzatore della stessa. Il lavoro è una “merce”, come spiegò Pareto, e soggiace alle stesse leggi di mercato.

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